Franco Canova

L’universo e lo zodiaco. Salienza surrazionale

Le opere di Anna Paglia spaziano da un passato lontano teso al figurativo (nature morte, paesaggi, volti e figure) all’informale più recente, con grandi tele materiche dense di simbologie e poesie graffite. Iniziando poi con le sculturine surrazionali formate con assemblaggio di materiali di recupero, Anna si è decisamente orientata ad offrire una personalissima interpretazione dell’estetica surrazionale che il gruppo andava elaborando dal 2010 ad oggi. Ne è emersa questa silloge di quadri che la presente Mostra, dal titolo: “L’universo e lo zodioaco. Salienza surrazionale”, offre al visitatore nella cornice di palazzo Casotti, nella sua ultima funzione celebrativa di attività artistiche, dopo tanti anni di spazi riservati all’arte reggiana e contemporanea.

Anna Paglia chiude così sul finire dell’anno 2014 con la sua mostra anche la sede espositiva del celebre palazzo comunale Casotti, per necessità di conversione ad uffici e spazi pubblici.

Se il termine surrazionale viene sviluppato in senso estetico, enunciazione di una poetica e di un’arte ancora ignote al grande pubblico, e come abbiamo visto legate al nome di Bachelard, il sottotitolo della Mostra di Anna Paglia si estende e si articola intorno a “salienza”. E’ da intendere questo termine d’uso raro quale rilevanza, emergenza, meglio inteso nel codice geologico come il salire, il venire in superficie delle masse magmatiche del sottosuolo. Un’azione dunque di spinta verso l’alto, verso una dimensione ‘altra’ dalla iniziale giacenza. Come a dire che forme e colori, misure e dimensioni si attestano nel concetto di staticità – il quadro che fissa le immagini –  mentre la realizzazione pittorica della nostra autrice emerge con forza sedimentando l’idea creativa insieme all’inserimento tecnologico: i Led , luci artificiali che punteggiano la tela nella loro distribuzione sintagmatica.

Con “salienza surrazionale” quindi, le raffigurazioni pittoriche di Anna relative sia alle Costellazioni dello Zodiaco sia alle nebulose e alle galassie dell’universo visibile, acquistano particolare significato: il salire, il venire alla luce (tutti i quadri sono cosparsi di luci interne!) degli elementi surrazionali a lungo cercati e finalmente individuati in alcuni aspetti della personale intuizione dell’artista. Sono opere contrassegnate dalla volontà di esprimere alcuni canoni di quell’estetica surrazionale che sta alla base dell’ultima ricerca dell’artista di Cavola. Una proposta estetica di indubbia originalità compositiva – forme realizzate da granuli di terre scelte, con introduzione dei led nei fori sulle tele – e per l’abilità di realizzazione. L’artista ha individuato in 12 scenari tratti dalla nomenclatura astrologica le forme visive delle Costellazioni della nostra Galassia della Via Lattea. Sono i ‘segni’ zodiacali, che la comune interpretazione da millenni colloca sul confine tra scienza, astronomia e astrologia, a seconda delle epoche storiche, in un connubbio che perfino Dante Alighieri fece proprio esprimendo il concetto di emanazione dalle stelle della stessa Grazia divina ‘in loco più o meno intensa’.

Anna Paglia si è avvalsa della cultura esoterica in chiave artistica, per segnalare la congiunzione di un pensiero atavico con le più attuali conoscenze scientifiche: interpretazione surrazionale dell’incontro fra estremi, di simbiosi degli opposti, di una Natura naturans convergente nella dinamica della Creazione. I conflitti umani odierni (non le guerre e le oppressioni, bensì le categorie sentimentali dell’uomo e della donna contemporanei) si possono inserire in ciascun simbolo astrologico dove sono permeati in un diaframma esistenziale resistente al tempo. Nei primi millenni della sua storia, l’uomo si pose infatti domande continue sulla sua origine e quella del mondo, e pervenne a risposte sempre più precise. Le sue indagini uscirono dalla pura immaginazione evocativa per farsi scrupolosa ricerca fisiocratica, prima, e filosofica poi, nel mondo greco. L’universo apparve sempre più il contesto in cui l’umanità si agitava, nasceva e moriva, mentre il suo cielo non mutava l’essenza pur cangiando le forme, i colori, la sussistenza nelle diverse stagioni. Le notti stellate che riempivano di timori gli antichi divennero sede di divinità e costellazioni, formate dalle prime o originate da una fantasia dispositrice che attribuiva a taluni complessi stellari visibili ad occhio nudo particolari configurazioni, spesso somiglianti ad animali terrestri: leone, ariete, toro, pesci, scorpione, granchio, oltre a figure umane quali gemelli, acquario, vergine, un mezzo animale, il sagittario-centauro, la bilancia e il capricorno.

L’Ariete (21 marzo-20 aprile) riecheggia miti lontani, legati al vello d’oro dell’ariete alato sacrificato a Zeus, che lo innalzò fra le stelle. Si propagò allora il suo influsso in attività legate alla rinascita delle energie naturali –i 4 elementi primordiali [terra acqua aria fuoco] cui ci riconduceva la riflessione di Bachelard – nel rinnovarsi della vita sfuggita all’inverno della morte che si ripresenta con la sua bellezza ciclica e perenne. La Paglia lo rappresenta come un vortice di fuoco spiraliforme.

Nel Leone (23 luglio-22 agosto) si fissa una segreta forza interiore, il calore immanente di un’energia solare ricevuta e irradiata, permeata di impulsi eterogenei, resi cromaticamente in sfavillìo di luci dominanti sulle ombre. Giove, che al presente è da poco entrato nella Costellazione del Leone, ci avverte come i pianeti siano strettamente congiunti con le Costellazioni zodiacali, da subirne l’influsso e al contempo restituirne le ‘virtù’ intrinseche in forma di favore o di contrasto, di supporto o al contrario di avvilimento.

Il Cancro (22 giugno-22 luglio) subisce il transito implodente dell’energia, dal mito di Ercole nella battaglia contro l’Idra dalle cento teste morso dal granchio cui si raffigura il segno zodiacale. Nella rappresentazione di Anna Paglia si configura come un ammasso anulare nel quale implode a guisa di colonna la stessa energia propagata dalla costellazione di stelle intorno. Il Sagittario (22 novembre-21 dicembre), segno considerato di fuoco come il Leone e l’Ariete, è costellazione che comprende il centro della nostra Galassia della Via Lattea: raffigurato in un ammasso gigantesco fiammante, dove blu e porpora rossastra si frammischiano, si amalgamano, in un abbraccio sensuale di colori sfumanti al giallo, al bianco, al nero verdognolo

L’universo e le galassie di Anna Paglia: stupore e meraviglia del Creato. 

Dalle antichissime rappresentazioni mitologiche di civiltà sconosciute, di Sumeri, Egizi, Assiri, pittoriche, disegni e incisioni rupestri,o su papiri e pergamene, derivarono interpretazioni di un Cosmo capace di suggestionare le popolazioni delle epoche preistoriche e antiche. Si è chiesto da sempre l’uomo da dove veniva tutto quanto gli era intorno, in particolare ciò che lo sovrastava, e da cui – come il cielo – era condizionato giorno e notte. Con l’agricoltura, poi, ogni espressione della Natura intorno gli gravava addosso come un fato imperscrutabile, spesso avverso e nocivo.

L’origine del Tutto, dall’uovo cosmico alla dea Nut egizia che trascinò ogni divinità nel cielo e trasformò in stelle il firmamento formato dal suo stesso corpo immenso: ogni idea di formazione del mondo visibile passò dalle forme più ingenue a quelle via via più elaborate nel tempo. La Genesi biblica, le divinità planetarie, il numero perfetto pitagorico, il cerchio e la sfera primordiali sono tra le più note concezioni dell’origine dell’Universo per le civiltà classiche. Particelle infinitesimali (Democrito) che si combinarono, irradiazioni divine, intelligenze angeliche, demiurghi ed eoni costruttori: la materia di formazione del Tutto e la sua invisibile struttura (l’atomo) erano ignote e imperscrutabili così come gli abissi lontani delle stelle del firmamento. Ipotesi e interpretazioni si accavallarono e interagivano, fino al concepimento dell’idea di un Essere supremo, origine e causa di ogni cosa compreso se stesso. Via via che le conoscenze ampliavano gli orizzonti del sapere e la scienza astronomica finì per affermarsi (nel XVI-XVII secolo d.C.) anche l’origine del Mondo si faceva più precisa, ritagliando gli elementi immaginifici, metafisici e spirituali, concentrando l’attenzione sui rapporti causali della materia sempre meglio studiata ed indagata.

Il Cosmicismo surrazionale.

Per “Cosmicismo” si intende una linea pittorica e/o tendenza di pensiero relativamente recente, dove l’elemento astronomico e cosmologico, inteso come raffigurazione delle grandi dimensioni dello spazio del tempo, delle galassie, delle orbite dei pianeti, della presenza dei meteoriti, è predominante. In questa categoria espressiva di descrizione della realtà fisica attraverso i colori e le linee, l’uomo non è raffigurato ma è presente. Immancabilmente, invisibilmente, immantinente e surrazionale interessenza: l’uomo è al di là della raffigurazione, al di qua dello spettatore, nel centro stesso del ‘suo’ universo parallelo, declinato a misura umana. Di lui esiste nelle immagini raffigurative solo lo spirito, l’emozione che lui prova a guardare il cielo stellato o nel raccogliere un meteorite, un sasso messaggero di uno spazio profondo, inteso non solo come dimensione universale, ma anche come intima base di noi stessi, uomini della Terra.

Il coinvolgente e intrigante viaggio cosmico interstellare e nelle sconfinate galassie, in cui ci conduce l’arte pittorica di Anna Paglia, simboleggia il desiderio innato, la bramosia ancestrale insita nell’essere umano di sondare quell’Oltre irraggiungibile, di riuscire a spingersi al di là di ogni orizzonte mai raggiunto prima, di visitare e ispezionare con fremente curiosità dimensioni ancora inesplorate. E’ palpabile l’intento di sfida, quella orgogliosa matrice umana ancestrale tesa ad ampliare le conoscenze già acquisite, consolidate,per approdare a nuove entusiasmanti esperienze.Nelle visioni rievocative dell’artista si coglie l’audace e caparbia temerarietà di esplorare altresì l’estetica surrazionale, di volersi misurare in contesti ambivalenti tra il reale e l’irreale, il razionale e l’irrazionale, per insinuarsi nel sottile limite di confine esistente tra realtà e fantasia onirica e fiabesca. E’ qui, in questo borderline che separa il sogno dalla rêverie

L’artista ci appare una novella Ipazia, una curiosa alter-ego di Ulisse, protesa all’avventurosa conquista di mondi remoti e lontanissimi avvolti da impenetrabili misteri, dal fascino irresistibile.“Tutto l'universo visibile non è che un deposito d’immagini e di segni, ai quali l’immaginazione deve attribuire un posto e un valore relativo”, così annotava Charles Baudelaire nel 1859. Anna Paglia si avvale di un consistente deposito d’immagini e di segni accuratamente selezionati, ai quali attribuisce una peculiare valenza simbolica, che lo spettatore deve osservare e interpretare attraverso le ricomposizioni da lei proposte, che possiedono straordinario vigore, vibrante suggestione e sorprendente carica energetica.

Se in Bachelard sussisteva l’idea di una dimensione in cui la Tetralogia degli Elementi primordiali – acqua, terra, fuoco, aria – si amalgamava in una concretizzazione dinamica di materia e forma, da lui definita il “vivere l’essere dell’immagine”, si può dedurne che ciò equivale a diventare soggetti di un’esperienza estetica, come suggerisce il critico Luca Fregoso. Il percorso di Anna Paglia si innesta in questa ricerca di destrutturazione e ricomposizione dell’oggetto rappresentato, quella serie di galassie, nebulose, ammassi stellari che tanto affascinano lo spettatore. Da un lato, il ricorso alle memorie visive degli elaborati elettronici dei telescopi spaziali; dall’altro, il magistrale uso di una tecnica particolare, sabbia e terriccio colorato che si dispone sulla tela e ne traccia le figurazioni volute. L’insieme connota la simbiosi – di nuovo, surrazionale – del reale frammisto al fantastico, del mondo visibile intrecciato alla sua ‘ricreatività’ artistica, ossia la materia (terra, colore, colla, vernice ecc.) che si trasforma in simbolica rappresentazione di se stessa nella radice minimalista della porzione di universo raffigurato.