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Alfredo Gianolio

La sua passione per l’arte deriva da lontano, da quando era sul banco di scuola elementare a fianco della compagna Gisella Di Biagio, figlia di una pittrice. 

Ha visto come lei disegnava, una linea era un modo per comunicare, un linguaggio manifestato in modo corretto col disegno. Anna faceva allora una mano con cinque stecchi e aveva visto che la sua compagna faceva col disegno una mano che dava l’idea della profondità e della dimensione. Di lì comprese che bisognava esercitarsi, continuare a provare, osservare opere d’arte, portando avanti questo discorso sino ad ora. Dopo aver trascorso la sua giovinezza a Genova, è rientrata all’età di 16 anni nell’Appennino reggiano, a La Gatta, una realtà dove non c’erano opportunità per l’arte e ha dovuto apprendere un mestiere nel settore dell’abbigliamento, prima come apprendista, poi come operaia, poi come responsabile di un reparto, un’esperienza umana che le ha lasciato una profonda e incancellabile impronta. Alla fine ha aperto, come imprenditrice, a Cavola di Toano, un suo laboratorio di confezioni con parecchi dipendenti, operando per il gruppo MaxMara. Erano gli anni ottanta. Dopo questa esperienza, all’età di cinquant’anni Anna Paglia ha deciso di riappropriarsi della sua vita, abbandonando il lavoro, che tra l’altro andava molto bene, per riprendere il discorso con la pittura.

Non è stata una improvvisazione, ci aveva sempre pensato, ma ha dovuto lavorare con profitto per poter fare questa scelta. Fondò la Galleria d’arte “Metamorfosi” nell’alberata piazza Fontanesi di Reggio Emilia, ma è stato solo un pretesto per potersi mettere al centro di rapporti culturali fra critici e pittori. Inizialmente prese lezioni da Maurizio Romani, artista affermato con studio a Roteglia di Castellarano, dove aveva aperto anche una scuola d’arte per pochi allievi. 

Da lui apprese raffinate tecniche e, in un primo tempo, cercò di seguire il suo stile, improntato ad un immaginario attraverso il quale la realtà viene sublimata, sino a sfociare nel sacro. Anna seguì poi un itinerario più personale, volto al sogno e a fantasmagorie che ricava da se stessa. Attualmente la sua ricerca segue un indirizzo filosofico, avvicinandosi ad una concezione estetica chiamata "Surrazionale", che ha il suo principale assertore nell’artista sardo Paolo Navale e che è stata approfondita teoricamente dal filosofo reggiolese  prof. Franco Canova. Sorsero poi dispute teoriche , accompagnate da interventi polemici tra Navale e Canova sull’esatta interpretazione del “surrazionale” aspetto della filosofia “aperta” di Gaston Bachelard, per cui l’interesse dell’artista deve volgersi ad un interesse puramente diverso da quello puramente intellettuale e scientifico, attratto dalla rèverie e da immagini dell’inconscio individuale e collettivo, un “materiale umano” che rappresenta una sorta di “sfondo” dello stesso pensiero razionale, contribuendo a “completare” l’immagine della realtà offerta dalla scienza (cf. Foriero-Tassinari, Filosofia del Novecento, Bruno Mondadori, 2006, p.395). Anna Paglia, Franco Canova, Marcel Cadoni poeta pittore e musicista, per organizzare e rendere attivo un gruppo di artisti che aderiscono a quel percorso estetico, hanno fondato a Reggio l’associazione culturale "Movimento Surrazionale" e hanno quindi organizzato una mostra a palazzo Casotti.

La ricerca di questo nuovo tipo di linguaggio non si è conclusa. Anna Paglia sta continuandola con le sue “Galassie”.(…) 

Dall’articolo sul Mensile Montepiano (aprile 2013) “Anna Paglia: Dall’imprenditoria all’arte. Una scelta per appropriarsi della vita

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